La Storia
Musiche tradizionali
La festa di Sant’Efisio a Pula è anche un’occasione privilegiata per apprezzare alcune tra le più interessanti espressioni della musica tradizionale sarda. Il paesaggio sonoro che accompagna i giorni della festa è ricco e variegato. Accanto alle bande musicali, ai dj set e i concerti serali, risuonano le melodie degli strumenti tradizionali e i canti in lingua sarda.
Dai campanili si diffonde s’arrepicu, il ritmo delle campane a festa. Lo scampanellio dei campanacci al collo dei buoi e delle campanelle che ornano i finimenti dei cavalli accompagnano il lento incedere del corteo processionale. Il simulacro del santo è sempre preceduto da una cuncòrdia di strumenti a fiato, talvolta accompagnati da fisarmoniche e organetti. Si tratta di sulitus, flauti di canna, e soprattutto di launeddas, il triplo clarinetto, anch’esso di canna, considerato lo strumento più importante della tradizione sarda. Tutti assieme, eseguono temi specifici per l’accompagnamento dei santi.
Dietro il simulacro, i gruppi folkloristici e i fedeli intonano i rosari in lingua sarda. Le melodie variano da un paese all’altro, ma sempre si alternano cori maschili e femminili nell’esecuzione del Babbu Nostru, del Deus ti salvet Maria e delle altre preghiere. Immancabili sono anche i gòcius, gli inni di lode rivolti al Santo.
La sera, la festa si apre ai repertori profani: nei palchi all’aperto si esibiscono gruppi folkloristici e musicisti che propongono danze tradizionali e reinterpretazioni di brani tradizionali. Un momento particolarmente atteso è la cantada campidanesa, la gara poetica improvvisata in cui quattro cantadoris si confrontano in versi estemporanei, dando vita a una delle più alte e raffinate espressioni della cultura musicale sarda.
La musica tradizionale risuona anche nelle glorieddas, dove ai dj set si alternano suonate a ballo per launeddas, sulitu e organetto, insieme ai principali canti della tradizione campidanese come le cantzonis a curba e i mutetus. (M. L.)


