La Storia

La Conversione

Efisio si convertì al cristianesimo mentre serviva come ufficiale nell’esercito romano, al comando dell’imperatore Diocleziano. La sua conversione fu determinata da chiare manifestazioni della presenza divina. Croci, spade infuocate, angeli in forma di eunuchi o assisi su cavalli bianchi accompagnavano e sostenevano le imprese militari di Efisio, assicurandogli la vittoria.

Ciascuno di quegli elementi rimandava a specifici significati di natura teologica e politica. La croce, ad esempio, evocava l’imperatore Costantino I, il quale, secondo una tradizione cristiana, vide in cielo la croce accompagnata dalla scritta In hoc signo vinces in occasione della celebre battaglia di Ponte Milvio, in cui vinse contro il rivale Massenzio.

D’altra parte, la croce fu per molto tempo un segno importante anche nel conflitto, che tra VIII e IX secolo, oppose i cristiani fautori del culto delle immagini sacre (iconoduli) a quelli che invece desideravano distruggerle (iconoclasti). Proprio questi ultimi tendevano a sostituire le icone dei santi, degli angeli e dello stesso Cristo, con la croce, la stessa apparsa a Sant’Efisio nella battaglia contro i barbaricini.

Il processo di conversione di Efisio è dunque un fatto simbolicamente denso e stratificato, elaborato per rispondere simultaneamente ad attese differenti e pubblici diversi. Proprio per questo è stato capace di resistere all’usura dei secoli, restando vivo fino ai nostri giorni.

Efisio non dichiarò subito di essere passato alla fede cristiana. Da buon soldato attese di avere onorato i suoi doveri di soldato. Solo all’indomani della sconfitta dei Barbaricini decise di rivelarsi. Scrisse direttamente all’imperatore Diocleziano, rivelando di essersi fatto battezzare e invitando il sovrano a fare altrettanto. (G. S.)