La Storia
La peste in Sardegna
La peste giunse in Sardegna nella primavera del 1652, inizialmente ad Alghero, colpendo un’isola già provata da un’invasione di cavallette. Nonostante i tentativi di contenimento, il morbo si diffuse rapidamente nel Nord, raggiungendo Sassari, il Logudoro e la Gallura. A Cagliari la notizia destò grande allarme: le autorità istituirono una giunta per gestire la crisi sanitaria.
Nel sentire comune dell’epoca, la peste era vista come un castigo divino, e la popolazione si rivolse a Dio e ai santi per invocarne la protezione. Nel giugno 1652 il Capitolo metropolitano implorò l’intercessione di Sant’Efisio, il cui culto era celebrato a Cagliari sin dal 1548, organizzando una processione votiva. L’arcivescovo De la Cabra invitò tutti i parroci della diocesi a unirsi in digiuni e atti di devozione.
Ma la peste continuava ad avanzare: nell’ottobre 1652 colpì il Campidano e centri come Sanluri. Il popolo continuò a pregare Sant’Efisio, e il 27 aprile 1654 l’arcivescovo concesse l’indulgenza plenaria ai fedeli che, il 3 maggio, festa della Santa Croce, si fossero recati nella chiesa rurale del santo a Pula. Secondo lo storico Mario Corda, fu questo l’inizio della tradizione della processione votiva, attestata da un atto notarile del 1657.
Quando nel novembre 1655 la peste raggiunse il Castello di Cagliari, mietendo innumerevoli vittime, tra cui lo stesso arcivescovo, il Consiglio civico, il 4 marzo 1656, rinnovò il voto a Sant’Efisio promettendo di celebrare ogni anno, nei primi giorni di maggio, la processione da Cagliari a Nora, nel capo di Pula. (R. M.)


