L’itinerario
Da Cagliari a Nora sulle orme del Martire protettore della Sardegna
L’itinerario che conduce il simulacro di Sant’Efisio da Cagliari al capo di Pula, dove è ubicata la chiesa costruita sul luogo del martirio, viene definito nel corso dei secoli e risente dei mutamenti del territorio e della rete viaria nonché di esigenze pratiche che si sono presentate nel corso del tempo.
Le fonti storiche fanno trasparire come, anche in passato, i sessanta chilometri in cui si compie il percorso da Cagliari a Nora e viceversa, abbiano visto una partecipazione corale di fedeli e di autorità ad accompagnare, a piedi e a cavallo, il cammino del simulacro.
Ieri come oggi, l’itinerario verso Nora si dispiega lungo la linea di costa per quanto, alcune volte, il percorso sia stato dirottato nel territorio interno. Lo ricorda ad esempio lo storico Pietro Martini quando, nel 1847, in occasione del rifacimento dei ponti della Scafa il venne fatto passare attraverso Elmas, Assemini, Decimomannu e Uta.
Similmente nel 1898, quando la tragica alluvione che interessò il Campidano meridionale, spazzò il ponte di ferro della Scafa costruito nel 1880, costringendo il corteo a deviare dalla via consueta. (R. M.)
Da Cagliari a Su Loi
Il pellegrinaggio di Sant’Efisio verso Nora inizia con l’uscita del simulacro dalla chiesa di Stampace, dopo la funzione religiosa detta dell’Alternos. Fin dal tardo Settecento, le cronache descrivono una processione urbana sfarzosa e partecipata, che accompagnava il cocchio di gala fino ai ponti della Scafa. Già alla fine del XVIII secolo era prevista una sosta alla “salina del conte Ciarella”, oggi tenuta Ballero, dove sorge una cappella votiva: qui il simulacro veniva spogliato degli abiti solenni e trasferito sul “cocchio di campagna”. Secondo il testamento di Michele Ciarella (1827), i suoi eredi dovevano accogliere il Santo con la stessa devozione di sempre, segno che la tradizione era già consolidata alla fine del Settecento.
Un poemetto in ottave del 1787, che descrive la festa, non menziona questa sosta, forse introdotta proprio in quegli anni. Oggi l’arrivo alla chiesa di Giorgino avviene attraverso il Villaggio dei pescatori, costruito nel 1939. Dopo Giorgino, la processione prosegue verso Maddalena spiaggia (Maramuda), in territorio di Capoterra, dove il simulacro veniva preso in consegna dalla cavalleria di Sestu.
Negli anni ’70-’80 la costruzione della nuova Sulcitana ha interrotto il vecchio itinerario: oggi, dopo Giorgino, il cocchio viene trasportato con un mezzo militare fino alla borgata marina di Capoterra, dove i buoi vengono nuovamente aggiogati per riprendere il cammino verso Su Loi. (R. M.)
Da Su Loi a Villa d’Orri
A Su Loi, frazione di Capoterra, il corteo compie una sosta presso la chiesa stazionale edificata nei primi decenni del Novecento. Qui si celebra la Messa, dopo la quale il cocchio riprende il cammino accompagnato da confratelli e devoti lungo i tre chilometri che lo separano da Villa d’Orri, alle porte di Sarroch.
Le origini di questa tappa non sono certe: il poemetto del 1787 cita la “popolazione di Orri” che accoglieva il Santo con grande fervore. Prima della costruzione della sontuosa villa di campagna voluta da don Stefano Manca di Villahermosa, in quel luogo sorgeva un piccolo borgo rurale con la chiesa di Santa Maria di Orri, acquistato nel 1774 dal padre del marchese, don Giacomo Manca Amat. È probabile che la presenza della nobile dimora e degli illustri ospiti, tra cui Carlo Felice di Savoia e la consorte Maria Cristina, abbia conferito alla tappa particolare solennità sin dall’Ottocento.
Oggi, come allora, il simulacro è accolto con grande devozione: nella cappella gentilizia di Villa d’Orri si celebra la benedizione eucaristica e il bacio delle reliquie. Da qui il corteo riparte verso Sarroch, dove arriva nella notte, salutato festosamente dalla popolazione. Il simulacro viene infine collocato nella parrocchia di Santa Vittoria, dove trascorre la notte prima di riprendere il viaggio verso Nora. (R. M.)
Verso Nora
La mattina del 2 maggio il corteo riparte da Sarroch in direzione di Pula. Nel secondo dopoguerra si è aggiunta una tappa commemorativa presso la casa Atzori a Villa San Pietro, in ricordo della sosta che il simulacro fece nel 1943 dopo i bombardamenti di Cagliari.
Secondo la tradizione, l’ingresso nel territorio di Pula avviene al limitare del Rio Pula, dove l’Alternos incontra il terzo guardiano per proseguire verso la chiesa di Sant’Efisio, affacciata sul mare. L’arrivo è accompagnato dalle cavallerie miliziane e salutato dalle salve della torre di San Macario. La cronaca del marchese Charles de St. Severin (1820), aiutante di campo del viceré Veuillet d’Yenne, descrive la scena con vividi dettagli: l’arrivo del corteo veniva accolto al limitare del fiume dalla popolazione, vestita con gli abiti della festa. Quindi scortato dalla cavalleria di Villacidro e di Pula e accompagnato da fedeli a cavallo e sulle tracas trainate da buoi ornati con rami di arancio e limone. Attraversando campi e prati verdeggianti il cocchio raggiunge la meta del pellegrinaggio, la piccola chiesa di Sant’Efisio, costruita su un promontorio in riva al mare.
Qui si celebra ancora oggi la grande festa di Nora, con funzioni religiose e processioni. La più solenne è quella del 3 maggio, quando il simulacro viene portato a braccia sulla spiaggia tra le rovine romane, seguito dall’Alternos, dai confratelli, dalle autorità e da una moltitudine di devoti. Come scrive Goffredo Casalis nel 1847: «Nel sunnotato giorno la maremma di Pula è ingombra di una immensa folla, e il paese pieno di ospiti. Il capo o presidente della festa offre a spese della città pranzo gratuito a quanti si presentino. La plebe ne profitta, e la plebe è numerosissima, senza porre in conto i mendicanti».
Osservando oggi la festa che si svolge nel comune di Pula non si può fare a meno di notare come, nonostante il trascorrere del tempo e gli inevitabili mutamenti degli assetti socioculturali, economici e tecnologici, la sostanza di quanto descritto dalle fonti del passato sia rimasta viva e percepibile nei gesti, azioni, colori, suoni che sono espressione di un forte sentimento religioso e identitario. (R. M.)
Il ritorno a Cagliari
Il 4 maggio il simulacro di Sant’Efisio lascia Pula e ripercorre, in senso inverso, le tappe del viaggio di andata. In tarda serata giunge alla chiesa di Stampace, accolto da una folla commossa che attende il suo ritorno. All’interno della chiesa, il presidente dell’Arciconfraternita del Gonfalone annuncia solennemente all’Alternos e al rappresentante del Capitolo metropolitano che il voto è stato sciolto. Il canto dei gocius, intonato dai confratelli con voce tesa ed emozionata, segna la fine del pellegrinaggio. Ad atrus annus! (R. M.)

Chiesa Sant’Efisio – Cagliari
Chiesa di Giorgino – Cagliari
Chiesa Su Loi – Capoterra
Villa d’Orri – Sarroch
Chiesa S.Vittoria – Sarroch
Chiesa di S.Pietro e Paolo – Villa S.Pietro
Chiesa di S.Giovanni Battista – Pula
Chiesa di S.Efisio – Nora

