La Storia
Il Soldato
Quello che sappiamo su Sant’Efisio, tra i santi più antichi e venerati in Sardegna, lo dobbiamo alla Passio sancti Ephysii martyris Carali in Sardinia, giunta fino a noi nella redazione composta tra XII e XIII secolo. La Passio è un racconto agiografico del tutto speculare a quello di San Procopio di Cesarea, del quale costituisce riscrittura e adattamento.
Al centro della narrazione ci sono le gesta militari di Efisio, vissuto tra III e IV secolo d.C.
Efisio, originario dell’Asia Minore, divenne soldato dell’esercito imperiale romano, sotto le cui insegne si batté con valore. L’imperatore Diocleziano lo aveva mandato prima nella penisola italiana e poi in Sardegna per combattere i nemici dell’impero, tra i quali i cristiani. Quando approda con la sua flotta in Sardegna, Efisio è già stato testimone di apparizioni divine (teofania). Ma egli sente il dovere di completare la sua missione di soldato prima di rivelare di essersi convertito al cristianesimo. Alla foce del fiume Tirso, nell’oristanese, Efisio guidò le sue truppe alla battaglia contro le civitates barbariae, le popolazioni insediate nella vasta area della Sardegna che si trovava alle spalle delle città costiere (Barbaria). Si trattava di un’area molto più ampia dell’attuale Barbagia, pienamente romanizzata, ma non ancora cristianizzata, come mostrano le celebri lettere con le quali, tra la fine del VI e l’inizio del VII secolo, il papa Gregorio Magno sollecitò i vescovi sardi a impegnarsi nella conversione degli abitanti delle campagne dell’isola.
Efisio affrontò i suoi nemici in Sardegna, forte del sostegno divino, come già era avvenuto negli scontri contro i Saraceni. Le manifestazioni della presentia di Dio sconvolsero e terrorizzarono i nemici, spingendoli alla fuga e contribuendo in modo decisivo alla vittoria conseguita da Efisio e dai suoi soldati.
Agli occhi del fedele cristiano di età bizantina queste vittorie militari costituivano il segno più limpido e inequivocabile della santità di Efisio, che agiva ormai quale strumento per il compimento di un disegno divino. (G. S.)


