La Storia
Il voto al Santo
Con queste parole, il frate cappuccino Jorge Aleo, racconta in una dettagliata cronaca i fatti che accaddero in Sardegna tra il 1637 e il 1672. A tali avvenimenti si deve l’istituzione del voto solenne della città di Cagliari su cui si fonda la grande festa votiva che dal primo al quattro maggio si svolge tra il capoluogo e il comune di Pula:
«Era giunto il mese di ottobre quando Iddio, mosso a pietà dalle disgrazie del suo popolo, volle alzare la mano come padre amoroso e porre fine a quel terribile e lungo castigo che ci aveva inviato giustamente per le nostre colpe. Ormai non si ammalava né moriva più nessuno e la gente cominciava a respirare […]. Rassicurati finalmente che il contagio era cessato del tutto in città e nelle altre località del circondario, il decano il canonico della cattedrale dottor Onofrio Girona, Vicario della sede vacante, tutto il clero, il Presidente con i Ministri reali e il Magistrato civico con tutta la popolazione si radunarono nella chiesa cattedrale per ringraziare debitamente la Divina Maestà per il grande beneficio ricevuto. Con molta allegria e devozione cantarono solennemente il Te Deum laudamus. Dopo organizzarono una processione generale e riportarono la statua del glorioso Sant’efisio alla sua chiesa.
Nel maggio seguente i cagliaritani, grati del beneficio ricevuto per l’intercessione di Sant’Efisio, portarono la sua statua alla chiesa del capo di Pula. E il giorno della Santa Croce, che cade il tre di maggio, con molta gioia celebrarono una festa solennissima e devotissima. Da allora nella stessa epoca i membri della Confraternita del Santo portano la statua, in un cocchio assai ornato e con uno sfarzoso accompagnamento, a quella chiesa dove tutti gli anni celebrano, la festa col concorso di una sterminata folla di cagliaritani e di fedeli di tutto il Regno». (R. M.)


